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COME SMETTERE DI FUMARE Degli “eminenti studiosi” – probabilmente non fumatori – hanno espresso delle strane teorie sull’assuefazione al fumo, come quella della suzione del riflesso buccale dei lattanti. L’ultimo grido della moda è quello dell’applicazione di preparati a base di nicotina applicati alla cute. Probabilmente sono gli stessi che cercano di disintossicare i drogati con il metadone che, in pratica, è uno stupefacente, come ben sanno i drogati che ricorrono ad esso fuori dai centri di assistenza quando non trovano la droga. Per essere più chiari, è come curare un alcolizzato che beve normalmente whisky somministrandogli cognac. Per intervenire sul tabagismo è necessario avere delle idee chiare sul meccanismo d’azione della nicotina. Dalla pubblicazione dell’autore “Indagine sui contraccettivi orali e su alcuni tranquillanti, quali antagonisti degli ormoni postipofisari”: La nicotina produce un effetto antidiuretico. L’azione in questo senso era già conosciuta sin dal lontano 1917 da Mtzfeldt, Burn, Truelove (1945) i quali inibivano la diuresi acquosa nei ratti intatti ma non in quelli ipofisectomizati, con iniezioni sottocutanee di 0,25 mg. di nicotina. Negli esseri umani la diuresi acquea era completamente inibita da 0,5 1 mg. di nicotina iniettata endovena; il fumo di sigarette aveva un simile effetto (Wolker 1949 – Chalmers, Lewis, Pawan 1951).Un aumento di attività antidiuretica nella urina dopo il fumo era stata dimostrata da Taylor e Wolker nel 1951. Esiste un test della nicotina sviluppato da Cates e Garrod per la diagnosi del diabete insipido. L’azione antidiuretica della nicotina non è diretta ma è dovuta alla stimolazione dell’ormone antidiuretico, la vasopressina. Nel citato lavoro dell’autore risulta una notevole diminuzione della pressione endooculare nel diabete insipido post-traumatico. Nel soggetto normale la pressione endooculare è di 18 mm. di Hg. Nel diabete insipido conclamato con diuresi di molti litri, la pressione scendeva a 7 mm. di Hg. in O O. In alcuni soggetti che avevano fumato intensamente una sigaretta, la pressione endooculare aumentava di circa 2 mm. di Hg. in O O. Gli ex-fumatori hanno notato l’azione della nicotina sui processi psichici. In condizioni di stress è istintivo per il fumatore accendere una sigaretta. Nella 2^ guerra mondiale, al condannato a morte per fucilazione, si offriva spesso l’ultima sigaretta. Quando il fumatore ha la necessità di concentrarsi su un lavoro psichico particolarmente difficile, cerca sempre la sigaretta prima di iniziarlo. Chi ha smesso di fumare sa che per molti giorni è in stato di agitazione, ha un sensibile aumento della diuresi e deve stare sempre a stomaco pieno perché ha sempre fame. Quest’ultimo fatto spiega l’aumento di peso dell’ex-fumatore nei primi mesi della disintossicazione. I fumatori sanno che la nicotina calma il senso di fame. La cosa più caratteristica è la irritabilità psichica del soggetto che ha frequenti crisi di ira scarsamente motivate. Questa sintomatologia si ha anche nell’intossicazione da tranquillanti e nell’uso di progestinici che determinano notevole aumento della diuresi. In definitiva dobbiamo dedurre che l’uso dei progestinici, dei tranquillanti e la mancanza di nicotina nei fumatori provocano l’inibizione della vasopressina. La somministrazione per via nasale dell’ormone, in brevissimo tempo, determina un miglioramento delle funzioni psichiche del soggetto uscito dal coma cerebrale traumatico. Scompare l’irritabilità e l’aggressività. I cosiddetti “popoli civili” hanno dimenticato che gli indiani di America, i primi ad usare il tabacco, consideravano il fumo come un mezzo favorente la pace e la riconciliazione fra le tribù. E’ stato dimostrato l’aumento della prolattina dell’ipofisi anteriore a seguito della somministrazione prolungata di tranquillanti. Per l’effetto a bilancia degli ormoni dell’ipofisi anteriore sugli ormoni dell’ipofisi posteriore viene depresso l’ormone antidiuretico che ha un’azione sedativa. Questo spiegherebbe l’aumento dell’aggressività che determinerebbe l’infanticidio, l’omicidio e il suicidio. L’inibizione della vasopressina, che è l’ormone dell’intelligenza, della memoria e della volontà, determinerebbe un’errata visione dei problemi che caratterizzano la vita del soggetto perché, sotto lo stimolo emotivo e senza il controllo della volontà , si avrebbe la dilatazione del terzo ventricolo con liberazione di anidride carbonica allo stato gassoso, che determina perturbazione dei campi magnetici cerebrali e dei processi cognitivi. Questo fenomeno appare nell’attacco di panico e nella prima fase dell’ebbrezza alcolica, caratterizzati dall’inibizione della vasopressina. La vasopressina non deve essere somministrata quando ancora persiste l’edema cerebrale perché si possono verificare attacchi epilettici. Si verificherebbe un’azione anti-fisiologica: quando persiste l’edema cerebrale traumatico, l’organismo si difende proprio bloccando la liberazione dell’ormone antidiuretico con conseguente aumento della diuresi. Dato che l’autore non appartiene alla categoria degli “orologiai pazzi”, che non sostituiscono i pezzi difettosi con altri originali, ritiene che, mancando la vasopressina, la più indicata terapia sia quella di somministrare a piccole dosi la vasopressina sintetica “Minirin” per via nasale. Bisogna prestare attenzione alle controindicazioni come quella dei precedenti epilettici e dell’ebbrezza alcolica. |